Identità e classificazione
Venere è il secondo pianeta dal Sole, con codice NAIF 299. Il JPL indica un raggio medio di 6051,8 ± 1,0 km, una massa di 4,86731 × 1024 kg e una densità media di 5,243 g/cm3. Le dimensioni sono simili a quelle terrestri, ma l’ambiente superficiale è molto diverso. Questi parametri sono documentati: un recupero incompleto delle fonti non li rende sconosciuti.
La sua caratteristica documentata con maggiore sicurezza è l’estremo ambiente superficiale. NASA identifica Venere come il pianeta più caldo del Sistema solare e indica una temperatura superficiale di circa 872 °F, pari a 467 °C. La scheda NASA/NSSDCA riporta una temperatura media di 737 K, cioè 464 °C, mentre un’altra fonte NASA cita 465 °C. Queste lievi differenze non vanno automaticamente considerate un conflitto fisico: le fonti usano espressioni quali “circa”, “media” oppure un valore arrotondato. In base alle prove disponibili, la formulazione cauta è un intervallo di riferimento di circa 464–467 °C.
Atmosfera, nubi e condizioni al suolo
L’atmosfera di Venere è la componente meglio quantificata nelle fonti raccolte. Vicino alla superficie, la composizione in volume è indicata come 96,5% di diossido di carbonio (CO₂) e 3,5% di azoto (N₂). I costituenti minori riportati in parti per milione comprendono biossido di zolfo, 150 ppm; argon, 70 ppm; acqua, 20 ppm; monossido di carbonio, 17 ppm; elio, 12 ppm; e neon, 7 ppm. La stessa scheda riporta una massa atmosferica totale approssimativa di 4,8 × 10²⁰ kg, una densità superficiale vicina a 65 kg/m³, un’altezza di scala di 15,9 km e un peso molecolare medio di 43,45.
La pressione superficiale indicata è di 92 bar. NASA paragona la sua forza di compressione a quella sperimentata a oltre 3.000 piedi, circa 930 m, sott’acqua sulla Terra; un’altra fonte NASA la riassume come quasi cento volte quella terrestre. Entrambi i paragoni comunicano l’eccezionale ordine di grandezza, ma non sostituiscono la misura in bar. I venti presso la superficie sono stimati fra 0,3 e 1,0 m/s e l’escursione termica diurna è riportata come approssimativamente zero nella scheda NASA/NSSDCA. Quest’ultimo valore è un’approssimazione di una raccolta di dati, non prova di uniformità assoluta in ogni luogo e istante.
Atmosfera e superficie non ruotano alla stessa velocità. Le nubi mostrano una superrotazione: la loro circolazione è molto più rapida della rotazione planetaria. Le misure del vento vicino al suolo vanno distinte dalla dinamica delle nubi alte; un valore a una certa quota non descrive l’intera atmosfera. Le osservazioni a diverse lunghezze d’onda studiano regioni differenti di questo involucro opaco.
Superficie, geologia e interno
Il radar di Magellan ha cartografato ampie regioni vulcaniche e montagne. Uno studio annunciato dalla NASA/JPL il 15 marzo 2023 ha identificato cambiamenti in una bocca di Maat Mons fra immagini del febbraio e ottobre 1991, interpretati come prove di attività vulcanica. La data di pubblicazione non è quella dell’eruzione. Il risultato non equivale neppure a un monitoraggio continuo o in tempo reale di tutti i vulcani venusiani.
La NASA descrive un interno con nucleo di ferro, mantello di roccia calda e crosta rocciosa. La somiglianza generale con la Terra non implica tettonica o storia termica identiche. Modelli e dati di gravità, topografia e radar aiutano a ricostruire i rapporti fra interno e superficie. Il dettaglio degli strati e la loro evoluzione restano oggetto di ricerca.
Rotazione, orbita e ambiente circostante
Venere ruota in senso retrogrado. Il JPL indica un periodo siderale di −243,018 giorni terrestri; il segno denota il verso, non una durata negativa. La NASA/NSSDCA pubblica un periodo orbitale di 224,701 giorni, un semiasse maggiore di 108,210 milioni di chilometri e un’eccentricità di 0,0068. La tabella dà un giorno solare di 2802 ore, circa 116,75 giorni terrestri. Rotazione, giorno solare e anno sono grandezze diverse.
Venere non ha lune né anelli. Zoozve è un quasi-satellite in orbita solare, non una luna gravitazionalmente legata a Venere. Il pianeta non ha un campo magnetico intrinseco terrestre; l’interazione fra vento solare e ionosfera genera un campo indotto. L’assenza di una dinamo terrestre non implica quindi assenza di interazione magnetica.
Osservazione, esplorazione e rilevanza scientifica
Il quadro esplorativo documentato include un’immagine di Venere catturata da Mariner 10 mentre la sonda si allontanava. Galileo e Cassini, durante brevi sorvoli diretti rispettivamente verso Giove e Saturno, furono le prime sonde citate a usare le emissioni termiche del lato notturno provenienti dalle regioni profonde dell’atmosfera venusiana, per osservare attraverso le nubi dense e studiare gli strati atmosferici inferiori. Venus Express fu la prima missione europea dedicata a Venere e orbitò il pianeta dal 2006 al 2014. Magellan fornì le osservazioni alla base della descrizione di una superficie vulcanicamente estrema e geologicamente rimodellata.
Confrontare Venere e Terra aiuta a studiare come mondi di dimensioni simili sviluppino climi e superfici molto diversi. Atmosfera ricca di CO₂, effetto serra, dinamica delle nubi e scambi termici interni sono elementi di questa ricerca. Le ricostruzioni del clima antico e della possibile storia dell’acqua vanno distinte dalle condizioni osservate oggi; un’ipotesi evolutiva non equivale a una rilevazione di vita.