Articolo

Webb identifica un terzo pianeta gigante in Beta Pictoris

La NASA ha annunciato la scoperta il 15 luglio 2026: Beta Pictoris d è il terzo pianeta gigante noto del sistema Beta Pictoris. Webb lo ha rilevato mentre studiava un altro pianeta, riconoscendo nei dati un segnale di monossido di carbonio che non corrispondeva alla luce diffusa dalla polvere.

Webb individua un terzo pianeta gigante nel sistema Beta Pictoris
Illustrazione generata dall’IA

Dati chiave

  • La NASA ha riferito l’identificazione il 15 luglio 2026.
  • Beta Pictoris d è il terzo pianeta gigante noto del sistema; Beta Pictoris si trova a circa 63 anni luce e ha circa 23 milioni di anni.
  • Webb lo ha identificato soprattutto attraverso uno schema di righe di assorbimento del monossido di carbonio nei dati spettrali di NIRSpec.
  • La massa è stimata in almeno il doppio di quella di Giove; i modelli collocano l’orbita a circa 30 unità astronomiche dalla stella.
  • Le osservazioni successive di MIRI hanno rilevato vapore acqueo e metano; uno studio indipendente di imaging con dati del VLT e di Webb ha confermato l’esistenza del pianeta.
  • La NASA ha riferito che lo studio sulla rilevazione è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters; temperatura, composizione atmosferica e orbita sono ancora oggetto di analisi.

Schede correlate

Il sistema Beta Pictoris, a circa 63 anni luce dalla Terra e con un’età approssimativa di 23 milioni di anni, ha rivelato un nuovo membro. Il 15 luglio 2026 la NASA ha riferito che le osservazioni del telescopio spaziale James Webb hanno permesso di identificare Beta Pictoris d, il terzo pianeta gigante noto attorno alla stella. La notizia conta sia per l’aggiunta al sistema sia per il metodo usato: il gruppo ha riconosciuto l’impronta chimica della sua atmosfera, invece di basarsi soltanto sull’individuazione di un punto luminoso.

Si sapeva già che Beta Pictoris ospitava due pianeti giganti, Beta Pictoris b e Beta Pictoris c. Il primo è stato uno dei primi pianeti al di fuori del nostro sistema solare a essere ripreso direttamente. Con Beta Pictoris d, il sistema diventa il secondo noto con almeno tre pianeti osservati tramite immagini dirette. La NASA ha riferito che lo studio sulla rilevazione è stato pubblicato quello stesso mercoledì su The Astrophysical Journal Letters. Separatamente, un altro studio di imaging basato sui dati del Very Large Telescope (VLT) dell’Osservatorio europeo australe e di Webb ha confermato in modo indipendente l’esistenza del pianeta.

Un segnale inatteso tra la polvere

Il gruppo non aveva programmato le osservazioni per cercare un altro pianeta. Stava usando lo strumento NIRSpec di Webb per studiare l’atmosfera di Beta Pictoris b. L’unità di campo integrale di NIRSpec acquisisce un’immagine e uno spettro per ogni pixel, permettendo ai ricercatori di esaminare sia la posizione del segnale sia le caratteristiche del suo spettro.

Nei dati è comparsa una sorgente luminosa inattesa. Una macchia brillante, da sola, non bastava a identificare un pianeta: poteva essere un artefatto strumentale o un’altra struttura del disco di detriti. L’indizio decisivo è stata una sequenza di picchi e avvallamenti nello spettro. Lo schema corrispondeva alle righe di assorbimento del monossido di carbonio, disposte come un codice a barre e compatibili con quanto atteso nelle atmosfere dei pianeti giganti.

La polvere del disco diffonde la luce stellare come una nebbia, rendendo difficile per le tecniche convenzionali di imaging distinguere i pianeti dalle strutture circostanti. In questo caso, le informazioni spettrali hanno permesso di concentrarsi sulle strette firme molecolari associate all’atmosfera. La NASA spiega che combinare spettro e immagine ha consentito al gruppo di confermare rapidamente i propri sospetti; l’identificazione non dipendeva soltanto dalla separazione visiva del pianeta dalla luce e dalla polvere del sistema.

Che cosa indicano le osservazioni sul pianeta

Il gruppo stima che Beta Pictoris d abbia probabilmente almeno il doppio della massa di Giove, pur essendo il più piccolo dei tre pianeti giganti noti del sistema. I modelli collocano la sua orbita a circa 30 unità astronomiche dalla stella, una distanza paragonabile alla regione occupata da Nettuno nel nostro sistema solare. È l’orbita più ampia tra quelle dei tre pianeti noti di Beta Pictoris, ma si trova all’interno del bordo interno del disco di detriti.

È importante distinguere questi valori da misure dirette definitive di tutte le proprietà del pianeta: la massa è una stima del gruppo e la distanza orbitale deriva da modelli. La NASA afferma che i ricercatori stanno ancora analizzando le osservazioni di Webb per precisare temperatura, composizione atmosferica e orbita.

L’identificazione si è basata anche su informazioni sul movimento dell’oggetto. La spettroscopia ha permesso di ricavarne la velocità radiale. Secondo il gruppo, velocità, posizione e allineamento con il disco di detriti erano compatibili con un oggetto in orbita attorno a Beta Pictoris, e non con una stella di fondo o una nana bruna con monossido di carbonio nell’atmosfera. Insieme allo schema spettrale, questi elementi sostengono l’interpretazione planetaria.

Osservazioni successive e conferma indipendente

Le osservazioni successive con lo strumento MIRI di Webb hanno rilevato vapore acqueo e metano. La NASA afferma che queste rilevazioni hanno rafforzato l’identificazione di Beta Pictoris d e offerto una visione più dettagliata della sua atmosfera. Le informazioni pubblicate non forniscono una caratterizzazione definitiva della composizione atmosferica: le analisi continuano.

Inoltre, uno studio di imaging distinto ha usato dati del VLT e della camera NIRCam di Webb e ha confermato indipendentemente l’esistenza di Beta Pictoris d. Questa conferma completa il risultato basato principalmente sulla spettroscopia; non va confusa con una misurazione definitiva della massa, dell’orbita o di tutte le caratteristiche atmosferiche del pianeta.

Il risultato riguarda anche le strutture del disco di detriti. La NASA riferisce che gli astronomi avevano già previsto un pianeta simile a Beta Pictoris d come possibile spiegazione della struttura insolita del disco. La sua presenza potrebbe aiutare a spiegare un bordo interno nettamente definito e altre strutture enigmatiche, ma la scoperta da sola non dimostra che il pianeta abbia causato queste forme.

Perché il metodo è importante e che cosa resta da sapere

La NASA descrive Beta Pictoris d come il primo pianeta fotografato direttamente scoperto principalmente con la spettroscopia a risoluzione moderata. In questo caso, il metodo ha permesso di riconoscere le firme molecolari atmosferiche in un sistema dove la polvere complica l’imaging convenzionale. Il risultato mostra un modo per identificare pianeti in ambienti complessi senza affidarsi esclusivamente alla tradizionale imaging coronografica. Ha inoltre consentito di iniziare a studiare l’atmosfera fin dalle prime osservazioni, invece di limitarsi a registrare una sorgente luminosa.

Webb è un osservatorio spaziale internazionale guidato dalla NASA, con l’Agenzia spaziale europea e l’Agenzia spaziale canadese come partner. In questa ricerca, NIRSpec ha fornito le informazioni spettrali e di imaging utilizzate per la scoperta; le successive osservazioni di MIRI hanno aggiunto ulteriori rilevazioni. Uno studio indipendente basato sui dati del VLT e di NIRCam ha fornito un’ulteriore conferma.

La nuova informazione, annunciata dalla NASA il 15 luglio 2026, è l’identificazione di Beta Pictoris d e del metodo che l’ha rivelata. Massa e distanza orbitale restano stime, mentre temperatura, atmosfera e orbita sono ancora in fase di analisi. Anche l’ipotesi che il pianeta contribuisca a spiegare le strutture del disco è un’interpretazione dei ricercatori, non una conclusione dimostrata da questa rilevazione. Nel complesso, il risultato identifica un terzo pianeta gigante noto in Beta Pictoris e mostra come un’impronta atmosferica possa rivelare un mondo in un sistema polveroso.

Fonte: NASA, informazione pubblicata il 15 luglio 2026.